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Era moderna

Era moderna

In epoca greca, per propiziarsi i favori di Demetra, dea dispensatrice di abbondanza, le si faceva dono di una statuina in terracotta; questa tradizione fu ripresa in seguito dai romani, per rendere omaggio alla dea Cerere. Quegli ex-voto, nati dall'argilla, erano realizzati nei vicoli di Napoli, tutt'intorno alla zona che oggi conosciamo con il nome di via San Gregorio Armeno. Le figurine pagane di ventiquattro secoli fa erano dette stipi votive e potremmo pensarle, anche se solo nella nostra fantasia, come le antenate dei pastori da presepio, anche se è un dato storico che in quella limitata area urbana sia continuata una specifica tradizione artigianale.

Nel Medioevo il lavoro manuale fu a lungo discriminato rispetto a quello intellettuale, secondo la celebre distinzione tra coloro che praticavano le "arti liberali" (lo studio) e chi esercitava le "arti meccaniche" (lavoro manuale), decisamente non nobili. Un mutamento di questo concetto si ebbe nel corso del XIII-XIV secolo con lo sviluppo delle città, dove il mondo del lavoro viene considerato più diversificato.

Il termine "artista" così come oggi lo intendiamo - secondo la distinzione che privilegia l'atto creativo, l'unicità del prodotto, a cui si aggiunge una certa idea del genio - non era applicato in età medievale per indicare gli abilissimi artefici delle splendide opere di oreficeria, pittura, scultura, architettura che possiamo tuttora ammirare. A lungo il committente, il finanziatore ma anche solo l'ideatore dell'opera, fu considerato ben più importante dell'artista. Tuttavia lentamente si fece strada un nuovo atteggiamento verso la figura dell'artista: sulle cattedrali comparvero sempre più frequentemente lapidi celebrative di coloro che vi avevano lavorato e nelle corti europee, attorno agli inizi del Trecento, si potè assistere alla nobilitazione dell'autore dell'opera, fino alla comparsa della figura dell'artista di corte. Ma fu nell'Italia comunale che la figura dell'artifex assunse sempre maggior prestigio, grazie al fiorire delle iniziative artistiche ed edificatorie dei comuni: le straordinarie opere d'arte e gli edifici che abbellivano le città divennero motivo di orgoglio e di vanto per i cittadini. Nel Trecento, il riconoscimento da parte di grandi scrittori come Dante, Boccaccio e Petrarca dell'abilità dei pittori a loro contemporanei, che furono citati con ammirazione nelle loro opere letterarie, contribuì notevolmente ad avvicinare le arti figurative alle arti liberali, tanto che alla fine del secolo lo storico fiorentino Filippo Villani incluse Giotto e altri pittori fiorentini nell'elogio degli uomini illustri della città di Firenze.

TESSUTI

Negli ultimi secoli del Medioevo i materiali usati per la tessitura erano la lana di pecora, la seta, il lino e la canapa. Per impreziosire le stoffe venivano utilizzati anche fili d'oro e d'argento, metalli preziosi, pietre e perle. La lana era il materiale più usato per confezionare abiti che proteggessero dal freddo e anche per la tessitura degli arazzi, che isolavano dai rigori del clima invernale gli interni delle grandi dimore signorili. Le lane migliori provenivano dall'Inghilterra, ma i migliori tessuti in lana venivano prodotti nelle Fiandre.

Nel Trecento si diffuse la moda dei tessuti molto sottili e fu sempre più apprezzata la seta, con la quale in Toscana si producevano teli di gran lusso e raffinatezza; la qualità e il colore del materiale utilizzato per gli abiti marcavano la differenza tra le classi sociali. Il lino e la canapa erano utilizzati per i tessuti di uso comune; la canapa, meno costosa del lino, era spesso tessuta in casa, per gli abiti del popolo. Le vesti dei poveri erano smorte, quelle dei ricchi e dei signori erano tinte con colori che facevano salire enormemente il prezzo della stoffa. Tra i ricchi andavano di moda le tinte risultanti dalle misture di blu; mercanti, dottori e signori si vestivano di scarlatto o paonazzo. I tessuti più preziosi, lavorati con gemme, perle o fili d'oro, venivano utilizzati per paramenti, parati d'altare, mitre, offerti come dono a papi o santi.

Negli ultimi secoli del Medioevo, grazie al progredire delle tecniche di tintura, aumentò la varietà dei colori e delle lavorazioni; alla diffusissima saia (con armatura in diagonale), si affiancarono i broccati, broccatelli, damaschi, lampassi e così via, in un'innumerevole quantità di fogge e di ricami dovuti alla sempre maggiore abilità tecnica e alla fantasia artistica.

ABITI

Di stoffe e vesti si occupavano mercanti e venditori, ma il loro valore era tale da essere utilizzate anche per scambi e doni, prestiti e depositi; facevano parte del corredo della sposa e potevano essere lasciate in eredità. Per la produzione di abiti e tessuti era necessario il lavoro di abilissimi artigiani.

Da sempre gli abiti, oltre a riparare dalle intemperie e a proteggere il corpo, sono un mezzo per marcare distanze, per veicolare messaggi, per indicare condizioni sociali e scelte di vita.

Prima del 1340 si usavano abiti larghi e lunghi come delle tonache in lana o lino, e mantello con o senza cappuccio, in panno pesante, pelliccia o cuoio. Negli ultimi secoli del Medioevo si codificarono alcune regole relative al modo di apparire, basate sull'uso dei colori (spesso con significati diversi da città a città), sul tipo di tessuti o sulle fogge delle vesti, per rendere riconoscibili le gerarchie, funzioni ed estrazione sociale. Le corti esibivano apparati dispendiosi e creavano nuove mode; in città le vesti costituivano il modo più efficace per distinguersi.

Nelle corti principesche del XIV secolo si diffuse un abito femminile che sottolineava la figura, con un certo intento seduttivo. Gli uomini usavano, invece, calze aderenti colorate, spesso di colore diverso fra loro, e camicie sempre più corte (farsetti), che tendevano a mettere in evidenza le gambe e la forza dei muscoli. Tanto le scarpe quanto le calze solate, spesso hanno punte smisuratamente lunghe, imbottite per mantenerne la forma. I bottoni, già presenti nel XIII secolo, ebbero grande diffusione nel Trecento.

Leggi suntuarie cittadine e discorsi dei predicatori miravano a porre dei limiti a tanto lusso. In queste disposizioni vengono citati un gran numero di oggetti che attestano l'ampia offerta di vesti e ornamenti: borse, intagli, ricami, perle e via dicendo, facevano parte ormai del guardaroba dei ricchi. Tuttavia, tali esibizioni erano concesse solo alla classe dei cavalieri e a quella dei dottori; solo a coloro, cioè, che potevano raggiungere posizioni sociali di spicco, in quanto i limiti del proprio stato sociale non potevano essere ulteriormente superati.

FERRO BATTUTO
E' del medioevo l'applicazione del ferro battuto nel sistema costruttivo degli edifici: nella formazione di tiranti tra le murature delle volte, di elementi di contrasto alle coperture spingenti, di legami tra le parti lignee delle incavallature e dei solai e di rinforzi, infine, tra le singole parti della costruzione.
In epoca moderna viene umiliato nell'edilizia e sostituito da elementi prefabbricati capaci solo di emularne il disegno, abbandonato dal mondo del design che gli ha preferito il più asettico acciaio o alluminio, disconosciuto dall'arte ufficiale, estromesso dalle scuole. Sopravvive solo per il coraggio di alcuni artigiani che hanno fortemente voluto riprendere le capacità dei padri, la loro storia millenaria e che, pur piegando l'antica tecnica al gusto odierno, eseguono il loro lavoro con i modi di sempre: con il fuoco, il ferro caldo, la perizia del braccio e il progetto, che trova in tali elementi, e solo in essi, il modo di manifestarsi e diventare opera compiuta.