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Porcellana

Porcellana

La porcellana cinese data da tempi antichissimi e secondo i testi cinesi essa era conosciuta prima della dinastia degli Han, e cioè non prima dellanno 202 a.C..

La parola porcellana deriva da una conchiglia del genere Cyprea, chiamata appunto Porcellana, e che ha un aspetto esteriore simile a quello di questo materiale.

La porcellana è composta da un'argilla molto pura e molto bianca, morbida e friabile, chiamata caolino (dalla parola cinese kao-lin, che trasse origine dalla città di Kaoling, ricca di quest'argilla).

La pasta di caolino si può lavorare in vari modi: o al tornio, come la pasta d'argilla usata per le stoviglie comuni; oppure sciolta, entro stampi; oppure compressa, entro forme. Si lasciano asciugare per alcuni giorni, poi si chiudono entro astucci di terracotta refrattaria, al riparo dal fumo e dalla cenere, che li renderebbero opachi e li intorbidirebbero, e si espongono al calore moderato di un forno. Questo calore è sufficiente per togliere completamente l'umidità, ma non per cuocere la porcellana.

Si procede allora a ricoprire la superficie degli oggetti con una vernice, o smalto, fatta con un minerale, il feldspato, o petunze, dalla parola cinese pe-tun-tz, polverizzato e sciolto in acqua. Gli oggetti di porcellana, immersi nel bagno di vernice, assorbono l'acqua perchè sono porosi e la loro superficie resta ricoperta dalla polvere fina del minerale; una seconda volta essi sono chiusi negli astucci di terracotta e messi al forno, a un calore molto alto, oltre 1400 gradi, che li cuoce definitivamente.

Vi sono due specie di oggetti di porcellana: quelli di porcellana cinese, o porcellana dura, e quelli di porcellana francese, o porcellana tenera.

La porcellana dura si fabbrica con caolino rivestito dalla vernice di feldspato trasparente e lucentissima; oppure con creta, sabbia silicea e feldspato, aggiungendo del quarzo al feldspato della vernice. La porcellana inglese contiene anche fosfato di calce e barite.

La porcellana tenera si prepara con argilla bianca, creta, sclenite, salmarino e salnitro. E' meno solida e meno resistente ai mutamenti di temperatura. Si vernicia con vetro piombifero, ma questa vernice si screpola facilmente e si riga, se strofinata da corpi duri.

Spesso le porcellane sono decorate con disegni, figure, ornati. I colori adoperati devono essere a tutta prova e soprattutto resistenti alla violenza del fuoco. Si tratta per lo più di composti metallici, che nei forni entrano in fusione, si combinano con l'argilla degli oggetti e formano una sorta di vernice colorata, di natura vitrea.

La decorazione pittorica della porcellana è un lavoro delicato che deve essere affidato a mani esperte. Le materie coloranti sono polverizzate e mischiate a benzina e si applicano sugli oggetti col pennello, con la stessa cura che richiederebbe un quadro. La difficoltà è accresciuta dal fatto che le materie coloranti deposte sulle porcellane non hanno la colorazione finale, perchè questa si produrrà solo con l'azione del fuoco. L'artista quindi non può giudicare prima le tinte, che si manifesteranno solo con la cottura, e deve regolarsi secondo l'esperienza.

Dire porcellana, in Italia, vuol dire parlare di Capodimonte. E' qui, nella fabbrica che Carlo di Borbone impianta nel Seicento, che questi manufatti raggiungono livelli qualitativi fra i più alti in Europa. Un'Europa che si era innamorata di questo materiale quando aveva potuto ammirare i primi mercanti di ritorno dalla Cina, nel XIII secolo, con le ciotole, le tazze, il vasellame finissimo che i cinesi riuscivano, quasi miracolosamente, a produrre. Da quel momento nel Vecchio continente era partita la gara per scoprire il mistero di quella produzione, molto più trasparente e luminosa della tradizionale ceramica.