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Intreccio

Intreccio

L'intreccio è una tecnica di origini preistoriche, precedente sia alla tessitura che alla ceramica. Per la facilità di reperimento della materia prima e per l'assenza di strumenti specifici di lavoro, l'intreccio ha avuto una larghissima diffusione geografica e solo la deperibilità dei materiali usati ha impedito di datare le origini di questa attività artigianale.

La presenza di lavori di intreccio in epoche antiche è testimoniata da reperti di impronte su ceramiche, dove l'intreccio di fibre veniva utilizzato come base per modellare l'argilla prima della cottura. Nell'antico Egitto, l'uomo era accompagnato durante tutta la sua vita, dalla nascita alla morte, da manufatti di giunco ricavati dal papiro che cresce lungo le rive del Nilo: dalla culla che accoglieva i neonati nei primi momenti di vita agli involucri funebri che accompagnavano le spoglie del defunto nella via dell'aldilà.

I contenitori prodotti nelle zone di montagna sono costruiti con fibre robuste come betulla, castagno e nocciolo, fibre che richiedono mani forti di uomini, sia per l'approvvigionamento sia per la lavorazione.

Il contadino si procura le fibre nei boschi, le prepara e le intreccia nel tempo in cui non è occupato nella sua attività principale.

In altre realtà, come quelle agropastorali, è alla donna che spetta la realizzazione dei manufatti di uso quotidiano e di grande prestigio, come i tessuti, gli intrecci e i ricami. Impara fin da bambina, affiancandosi alle anziane e iniziando dalle più semplici operazioni fino ad arrivare ad acquisire tecniche sempre più complesse. Anche per queste era un'attività sussidiaria alle faccende domestiche e alla cura della prole, quindi i ritmi erano molto lenti: da qualche settimana a un mese per la costruzione di una cesta.

A differenza di altre attività artigianali, che si sono sviluppate verso la meccanizzazione, l'intreccio è rimasto ancora un lavoro esclusivamente manuale. Si possono usare strumenti più sofisticati per la preparazione delle fibre, ma è la mano dell'uomo e la sua creatività a fabbricare i cesti.

In genere la raccolta della materia prima si fa tra ottobre e marzo, quando i vasi sono scarsi di linfa. La stagionatura avviene in genere per due, tre settimane.

Il metodo di lavorazione è personale e non esiste una scuola che possa dettare delle regole. Alcuni lavorano sul tavolo, altri lo tengono in grembo o fra le ginocchia, e c'è chi lo tiene per terra.

Si possono usare diversi tipi di materiali intrecciandoli singolarmente o a fasci. In linea di massima la lavorazione si divide in quattro fasi: la base, i fianchi, il bordo e il manico. Nella maggior parte dei casi si intrecciano delle fibre di sezione inferiore (trama) a delle altre (ordito) di sezione superiore che partono dalla base e fanno da telaio. Nella manutenzione può essere usato, se necessario, olio di lino.

- Il giunco
Il giunco è una pianta erbacea della famiglia della Giuncacee, comprendente alcune centinaia di specie. E molto comune nelle zone palustri, lungo la riva dei fiumi e dei laghi e anche sui litorali marini, tollerando un'elevata concentrazione di sali.

"Junsus" viene dal latino = "iungere", legare.

A differenza delle altre piante da intreccio, la raccolta è possibile nel periodo estivo, nel momento in cui la pianta è in pieno ciclo vegetativo. E importante anche che la stagione sia calda affinchè i culmi raccolti possano essiccare al sole.

- Il vimine
Questo termine viene dal latino "vimen" che significa intrecciare. Esso si riferisce ai rami giovani e flessibili di alcune specie di Salice (Salix viminalis, Salix purpurea, Salix trianda), alberi dalla corteccia grigia e screpolata che crescono lungo i corsi d'acqua. Fino all'avvento del sintetico, venivano coltivati dai contadini nei vigneti in quanto i rami più sottili servivano per legare i tralci delle viti.

Dalla pianta, in inverno, quando il ciclo vegetativo è a riposo, si estirpano i rami più giovani dell'anno in corso. A seconda della preparazione nella stagionatura, assume diverse gradazioni di colore.