Giovinazzo (BA) - Falò di Sant'Antonio
Grande attesa anche quest'anno per la secolare celebrazione della festa popolare in onore di Sant'Antonio Abate, che verrà celebrata domenica 22 gennaio a Giovinazzo, organizzata dal Comune di Giovinazzo, in collaborazione con il Circolo Arci Tressett e con l'associazione Panino della nonna.
Fin dalle prime ore del mattino inizieranno le celebrazioni: verranno benedetti gli animali all'interno della Chiesa dei Frati Cappuccini e avrà inizio la preparazione del fuoco principale in Piazza Vittorio Emanuele II e dei piccoli fuochi dislocati nei vari punti del Centro Storico, preparati da famiglie che da secoli celebrano il Santo.
Attorno ai falò verranno cucinate le fave ("crepiet") in grosse pentole di creta (le "pignet").
Il Comune di Giovinazzo offrirà ai partecipanti alla celebrazione fave, olive in acqua e vino locale, per valorizzare le tipicità del territorio nell'enogastronomia e la cultura popolare.
La città sarà animata dalle esibizioni di Pippo & Clodì Clown, Kuaedza, Trik&ballak , Cipuridd, street band Conturband,Banda Giuseppe Verdi e tanti altri artisti di strada
In occasione delle celebrazioni le Chiese del centro storico resteranno aperte e saranno visitabili.
Presso la Chiesa Santa Maria del Carmine a partire dal 21 gennaio sarà ospitata la mostra fotografica "Quattro artisti per quattro elementi: fuoco, terra, aria, acqua" organizzata dall'associazione MagentArt. Saranno esposte le opere di quattro fotografi giovinazzesi: Nicole Depergola, Giuseppe Marzella, Domenico Mortellaro, Antonella Petruzzella.
Il programma ufficiale delle celebrazioni verrà presentato martedì 17 gennaio alle ore 18.30 presso la sala consiliare del Comune di Giovinazzo.
Cenni storici
La festa di Sant'Antonio è un misto di sacro, profano e storico: si invoca il Santo, ha inizio il periodo carnevalesco e si ricorda la fine di un periodo storico triste per Giovinazzo.
Per i Giovinazzesi questa festa ha una particolare importanza storica: ballare intorno ai fuochi, mangiare olive e fave che erano alimenti alla portata di tutti, simboleggiava il festeggiamento per la morte nel 1463 di Giulio Antonio Orsini, principe di Taranto, che nelle sue scorrerie aveva distrutto gli oliveti giovinazzesi e perfino bombardato la città causando periodi di carestia. Nel periodo in cui i fuochi erano accesi, comitive di giovani vestiti a maschera facevano festa attorno ai vari falò con mandolini, flauti e tamburelli. In questa occasione i ragazzi lanciavano con le balestre sacchettini pieni di confetti alle ragazze: il sacchettino afferrato dalla fanciulla diventava segno di fidanzamento. A sera la brace residua e la cenere venivano divise fra le famiglie, quasi a voler prolungare nel chiuso della propria casa il calore di questo fuoco "sacro". Una parte della cenere veniva poi portata in campagna dai contadini e sparsa sotto gli alberi come segno propiziatorio per il raccolto successivo, ed un'altra parte veniva gelosamente conservata e se ne aggiungeva un pizzico nel "cineraccio" (tessuto grezzo che filtrava la cenere) che copriva la biancheria messa a bucato, in modo da sterilizzarla.


